Cantare in Coro

Cantare in coro…. perchè ?

La creazione di un gruppo corale è uno dei massimi esempi di aggregazione e di avvicinamento alla musica. Il Minicoro è nato con questo intento nel novembre del 2001, per offrire momenti di aggregazione e socializzazione, sviluppare attraverso la musica e il canto la sensibilità del bambino, spesso offuscata da una miriade di messaggi contraddittori che provengono dall’ambiente circostante, particolarmente dalla televisione, allenare il bambino all’ascolto di sé e degli altri, valorizzare le doti individuali, non per alimentare protagonismi, ma per ottenere una crescita corale, sensibilizzare il bambino all’importanza di assumersi degli impegni per realizzare progetti comuni, anche a lunga scadenza, accostare il bambino ai valori dell’amicizia, della collaborazione, della solidarietà.
Il canto corale è sicuramente una delle esperienze più entusiasmanti e coinvolgenti che una persona possa vivere, perché tocca spazi e tempi interni all’uomo, libera emozioni profonde, mette le ali alla fantasia. Quando a cantare poi, sono i bambini, tutto ciò assume una particolare valenza educativa che va ben oltre gli aspetti artistici e ricreativi. Infatti attraverso il canto in coro i bambini si allenano all’impegno, alla responsabilità, imparano ad apprezzare le proprie capacità e quelle degli altri.
Il canto è da sempre radicato nella natura umana, eppure da troppi anni ormai sta andando progressivamente in disuso; i ragazzi sono attirati in un circolo vizioso come consumatori passivi di enormi quantità di musica preconfezionata, vengono offuscate così le loro potenzialità espressive e creative che attraverso il canto potrebbero invece svilupparsi. Oggi, più spesso di un tempo, si incontrano bambini e giovani che provano vergogna ad esporsi con la propria voce.
Il nostro coro si adopera quindi, lavorando con i bambini, per recuperare e mantenere vivo l’interesse per il canto corale, ma soprattutto per far scoprire alle nuove generazioni uno strumento formidabile attraverso il quale poter esprimere le proprie gioie, le proprie paure, le proprie emozioni. La speranza è che il canto possa tornare ad essere esperienza vissuta, in casa, in parrocchia, nella scuola, nei giardini, nei cortili e nelle piazze.
La programmazione dell’attività del Minicoro è uno dei momenti più delicati e di maggiore responsabilità di tutta la gestione del gruppo. È necessario interrogarsi ogni volta sugli scopi e sugli obiettivi e, soprattutto, sui motivi per i quali tanti bambini e tante famiglie vi partecipano per anni. Ed è proprio in questa fase che ogni volta possiamo recuperare il senso del nostro impegno.
Lavorare con i bambini e i ragazzi è, anche per questo, un continuo arricchimento e un’occasione per mantenere giovani le prospettive. Ogni volta è necessario confrontarsi con quella che noi chiamiamo dimensione bambino, alla quale fin dall’inizio abbiamo voluto conformare l’attività del nostro coro. Significa:
-scegliere lo stile di canto “libero” dei bambini: libero perché non piegato a stili che poco hanno a vedere con loro, libero perché permette di liberare la propria voce, nella gioia di cantare, senza secondi fini;
faticare per reperire canti che siano comprensibili dai bambini, vicini alla loro esperienza e alla loro età, ma che siano anche al passo con la sensibilità musicale che via via si evolve;
-ogni volta riscoprire che il coro ha già raggiunto il suo scopo per il fatto stesso di riunire dei bambini e farli cantare insieme, per il puro divertimento;
-organizzare degli spettacoli, non per fini vagamente imprenditoriali, ma per dare la possibilità a ciascuno di misurarsi con le proprie possibilità espressive, con la propria timidezza o esuberanza;
-chiedere ai bambini la capacità di assumersi degli impegni per scopi di solidarietà verso i meno fortunati, per non inaridire nel nostro piccolo mondo;
-adattare sempre i programmi ai tempi e ai ritmi dei bambini, mai il contrario, evitando però che ciò finisca con lo scadere nell’accondiscendenza al disimpegno;
infine rinunciare ad aspirazioni professionistiche che, da una parte richiederebbero un impegno di gran lunga maggiore, dall’altra costringerebbero a selezioni più rigide, contrarie alla finalità del coro.
Uno dei problemi principali da affrontare ogni anno, è quello dei nuovi ingressi nel coro. Sono infatti da soddisfare due esigenze contrastanti: verificare il possesso di una minima predisposizione al canto e non sottoporre i bambini a rigide selezioni le quali, il più delle volte, impediscono loro di esprimersi in libertà e di manifestare le effettive possibilità.
Non è sempre facile far comprendere che questo tipo di attività presuppone comunque un minimo di dote di partenza.
Nella nostra esperienza abbiamo maturato la convinzione che l’essere stonati non rappresenta una menomazione, ma il più delle volte significa semplicemente che non si è abituati a cantare, soprattutto con gli altri. Con uno slogan colorito ci vien da dire che “Intonati non si nasce, si diventa!”.
Slogan a parte, sappiamo che a quattro o cinque anni pochi bambini sono veramente intonati, ma crediamo che tutti possano diventarlo, con molto e costante esercizio, a volte molto di più di quello che un coro come il nostro può sviluppare con una sola prova alla settimana.
In fin dei conti la voce, come una qualsiasi altra funzione del corpo, ha i suoi tempi di maturazione che sono diversi da bambino a bambino. L’importante è avere l’interesse e la voglia di provare e la pazienza di attendere, senza aspettative a breve scadenza (soprattutto da parte dei genitori).

 

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